E-commerce

Dropshipping o prodotti digitali: cosa conviene per iniziare

una tavola di legno chiaro in perfetto equilibrio su un blocco triangolare di legno, su una scrivania scura, in primo piano a fuoco, fascio di luce verde acqua sullo sfondo

Dropshipping e prodotti digitali sono le due strade che più spesso si confrontano quando si vuole aprire un piccolo e-commerce senza magazzino. Sembrano simili, perché in entrambi i casi non si compra merce in anticipo, ma funzionano in modo molto diverso: cambiano i costi di partenza, il margine per vendita, il tipo di lavoro quotidiano e gli obblighi fiscali. E da settembre 2026 c'è un fattore in più: con lo Stretto di Hormuz chiuso e il Bab el-Mandeb in mano agli Houthi, spedire merci dall'Asia costa di più e richiede più tempo.

Questo confronto serve a chi deve scegliere da dove partire, con un budget limitato e poco tempo.

Le differenze in una tabella

AspettoDropshippingProdotti digitali
Cosa vendiProdotti fisici di un fornitoreFile creati da te (ebook, template, corsi, grafiche)
Costo per ogni venditaAlto: prodotto e spedizione, ogni voltaQuasi nullo: il file si vende infinite volte
Margine tipico10-25% del prezzo, dopo pubblicità70-95% del prezzo, dopo commissioni
Budget di partenzaQualche centinaio di euro per i test pubblicitariSoprattutto tempo per creare il prodotto
Da dove arriva il trafficoQuasi sempre pubblicità a pagamentoMarketplace, ricerca, contenuti, newsletter
Lavoro quotidianoCampagne, ordini, resi, assistenzaContenuti, promozione, aggiornamenti del prodotto
Rischio principalePerdere il budget pubblicitario in testCreare un prodotto che nessuno compra

I valori sono indicativi e variano molto per nicchia; su come confrontiamo i modelli e le piattaforme vedi come valutiamo le piattaforme.

Il dropshipping: soldi prima, tempo dopo

Nel dropshipping il prodotto esiste già: il lavoro è trovarne uno che si venda, costruire il negozio e comprare traffico. Si può aprire un negozio in pochi giorni, ma prima di trovare una combinazione di prodotto e campagna che vada in profitto si spendono spesso diverse centinaia di euro in test pubblicitari. Il margine che resta dopo pubblicità, commissioni e resi è sottile, e nel 2026 l'abolizione della franchigia doganale sui pacchi sotto i 150 euro lo ha ridotto ancora per i fornitori extra UE.

È una strada adatta a chi ha un budget da rischiare e competenze di advertising, o vuole impararle. Non è adatta a chi cerca un'attività da seguire poche ore a settimana.

I prodotti digitali: tempo prima, margine dopo

Con i prodotti digitali il costo principale è il tempo per crearli: scrivere un ebook, registrare un corso, disegnare un set di template. Una volta pronto, ogni vendita costa quasi zero, e il margine resta alto anche dopo le commissioni dei marketplace. Il rischio è investire settimane in un prodotto che nessuno cerca.

La promozione però non si fa da sola. Senza un marketplace con domanda già esistente (Amazon per gli ebook, Etsy per i file stampabili, Udemy per i corsi) o senza un pubblico costruito con blog, social o newsletter, un prodotto digitale può restare invenduto per mesi.

Cosa cambia con il blocco degli stretti

Dalla fine di febbraio 2026, con la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso al traffico commerciale. L'11 e il 12 settembre gli Houthi hanno preso il controllo dell'intera costa yemenita sul Mar Rosso, compresa l'isola di Perim, che divide in due le corsie di navigazione del Bab el-Mandeb (Euronews). Per ora dichiarano libero il passaggio, tranne che per le navi saudite. Molte navi dirette dall'Asia all'Europa però continuano a evitare il Mar Rosso e a passare dal Capo di Buona Speranza, con una o due settimane di viaggio in più.

Il costo di un container da 40 piedi, secondo l'indice Drewry, era di circa 4.500 dollari a metà settembre, con la tratta Shanghai-Genova poco sopra i 4.200. A inizio settembre il petrolio Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile, e il carburante più caro pesa anche sulle spedizioni aeree.

Per il dropshipping la prima conseguenza sono riassortimenti più lenti. I fornitori con magazzino in Europa, quelli che oggi si consigliano per evitare dazi e ritardi, riempiono comunque i loro stock via nave dall'Asia: un prodotto può esaurirsi proprio mentre la tua campagna pubblicitaria sta funzionando. Poi ci sono i prezzi all'ingrosso, meno stabili: noli e carburante più cari tendono a scaricarsi su quello che paghi al fornitore, e su un margine del 10-25 per cento bastano pochi euro per andare in perdita.

Anche i pacchi singoli che viaggiano in aereo risentono di rotte più lunghe e carburante più caro, quindi conviene indicare ai clienti tempi di consegna prudenti invece di gestire dopo reclami e rimborsi.

I prodotti digitali invece non viaggiano: un ebook, un template o un corso arrivano al cliente in pochi secondi, qualunque cosa succeda sulle rotte marittime. Non è un motivo sufficiente per scegliere questa strada, ma in un periodo come questo sposta ancora di più il rischio dalla parte del dropshipping.

Quale scegliere in base alla tua situazione

  • Hai budget, poco tempo e ti piacciono i numeri. Il dropshipping ti fa capire in fretta se un prodotto vende, a patto di accettare di perdere parte del budget di test.
  • Hai una competenza da insegnare o da impacchettare. I prodotti digitali valorizzano quello che sai già fare, con un margine per vendita molto più alto.
  • Hai già un pubblico, anche piccolo. I prodotti digitali partono avvantaggiati: una newsletter di qualche centinaio di iscritti vale più di un budget pubblicitario.
  • Non hai budget né pubblico. Meglio un prodotto digitale su un marketplace con domanda esistente, oppure il print on demand sui marketplace, che non richiede pubblicità.

In entrambi i casi il segnale d'allarme è lo stesso: chi vende il metodo per guadagnare, non il prodotto. Negozi di dropshipping "già pronti con prodotti vincenti" e pacchetti di prodotti digitali "da rivendere in licenza" sono spesso copie identiche vendute a centinaia di persone. Nessuno cede un negozio o un prodotto che rende davvero per poche decine di euro. Vedi Attenzione alle truffe.

Fisco: cosa cambia tra i due

In entrambi i casi, se l'attività è continuativa, serve la partita IVA. Nel dropshipping si tratta di commercio di beni: codice attività del commercio elettronico, iscrizione alla Camera di Commercio, IVA sulle vendite e regime OSS per i clienti UE. Nei prodotti digitali l'IVA segue la regola dei servizi elettronici, con l'aliquota del Paese dell'acquirente; le piattaforme che fanno da merchant of record (Gumroad, Notion, Udemy, Amazon KDP) versano l'IVA al posto tuo. Il regime forfettario è compatibile con entrambi, ma i coefficienti di redditività sono diversi: conviene farli confrontare a un commercialista.

Da dove iniziare

Parti da quello che hai già: soldi, tempo o competenze. Se il limite è il budget, un primo prodotto digitale semplice, pubblicato su un marketplace e migliorato con i riscontri, è il test meno costoso. Se hai budget e vuoi imparare l'advertising, un test di dropshipping con fornitori europei (come sceglierli è spiegato nella guida al dropshipping in Italia) e un tetto di spesa fissato in anticipo ti dice in poche settimane se il modello fa per te.

Il dropshipping chiede soldi subito e restituisce un margine sottile, i prodotti digitali chiedono tempo subito e restituiscono un margine alto: per chi parte senza budget e senza pubblico, il prodotto digitale su un marketplace è quasi sempre il punto di partenza più sensato. Con Hormuz chiuso e il Bab el-Mandeb conteso, chi sceglie comunque il dropshipping deve mettere in conto riassortimenti più lenti e prezzi all'ingrosso meno stabili. In entrambi i casi, la parte più difficile non è creare il negozio, ma portarci le persone giuste.