E-commerce

Aprire un e-commerce: quanto costa iniziare in Italia

una scatola di cartone da spedizione vuota con i lembi aperti, appoggiata su un piano scuro davanti a una parete blu notte

Chi cerca quanto costa aprire un negozio online trova quasi sempre la stessa risposta: il prezzo dell'abbonamento alla piattaforma, qualche decina di euro al mese. È una cifra corretta e, in Italia, quasi irrilevante: nel conto del primo anno è la voce più piccola.

Questa guida mette in fila tutte le voci, comprese quelle che non compaiono nella pagina dei prezzi di nessun servizio, e mostra dove finiscono davvero i soldi di chi parte da zero.

Le voci che tutti calcolano

  • La piattaforma. Shopify parte da 27 euro al mese, 19 se si paga l'anno intero; WooCommerce è gratuito ma richiede un hosting adeguato, che costa quanto un abbonamento base. Il dettaglio dei piani è in Shopify per principianti.
  • Il dominio. Intorno ai 20 euro l'anno per un .it o un .com, rinnovo compreso.
  • Il tema grafico. Quelli gratuiti bastano per partire; un tema a pagamento costa una volta sola, tra i 100 e i 300 euro.
  • Le app aggiuntive. Recensioni, spedizioni, newsletter: ognuna ha un canone mensile piccolo che però si somma in fretta, ed è la voce che sfugge più spesso di mano.

Sommate, queste voci stanno tra i 250 e i 500 euro per il primo anno, pubblicità esclusa. È il numero che circola come risposta alla domanda, e fin qui il quadro sembra accessibile.

Quanto trattiene chi incassa per te

Ogni pagamento ricevuto passa da un intermediario che trattiene una percentuale più una quota fissa. Non è un costo di avvio ma incide su ogni singolo ordine, e sui prezzi bassi pesa più di quanto sembri.

StrumentoVendita in ItaliaVendita fuori dall'UENota
Stripe1,5% + 0,25 euro sulle carte dell'area europea3,15% + 0,25 euro, più 2% se serve il cambio valutaLe carte aziendali e premium europee costano di più: 2,8% + 0,25 euro
PayPal3,4% + 0,35 euroStessa tariffa più 1,99%, e 3% sul cambio valutaLe vendite dagli altri paesi dell'area europea non hanno maggiorazione
Shopify PaymentsCommissione della carta più 0,25 euro a transazioneCommissione più alta secondo il paese della cartaUsando un sistema di pagamento esterno si aggiunge il 2% sul piano Basic

Su un ordine da 30 euro incassato con Stripe restano 29,30 euro; con PayPal 28,63. Su un prodotto da 5 euro la quota fissa da sola si mangia dal 5 al 10% del prezzo, ed è il motivo per cui i prodotti a basso prezzo si vendono a pacchetti anziché singolarmente. Tariffe verificate a settembre 2026 sulle pagine ufficiali: cambiano spesso, e su come le confrontiamo vedi come valutiamo le piattaforme.

Le voci che quasi nessuno calcola

Qui il conto cambia natura. Vendere online in modo continuativo e organizzato è un'attività d'impresa, e lo è a prescindere da quanto si incassa: non esiste una soglia di euro sotto la quale un negozio sempre aperto resta occasionale. Serve quindi la partita IVA, con iscrizione al registro delle imprese della camera di commercio e comunicazione al comune.

  • Diritto annuale della camera di commercio. Nel 2026 sono 53 euro per un'impresa individuale iscritta alla sezione speciale e 120 per quella ordinaria, dopo l'aumento del 20% fissato per il triennio 2026-2028. All'apertura si aggiungono una tantum diritti di segreteria e bolli.
  • Contributi INPS della gestione commercianti. È la voce decisiva, perché si paga anche a fatturato zero. Per il 2026 il contributo minimo annuo è di 4.611,64 euro, calcolato su un reddito minimale di 18.808 euro con aliquota del 24,48% (circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026). Si versa in quattro rate, a maggio, agosto, novembre e febbraio.
  • Commercialista. Per una ditta individuale in regime forfettario si parla in genere di qualche centinaio di euro l'anno, di più se ci sono vendite all'estero da gestire.

Sui contributi esistono riduzioni che vanno verificate caso per caso: chi è in regime forfettario può chiedere la riduzione del 35% sui contributi dovuti, e per chi si è iscritto per la prima volta nel corso del 2025 è stata prevista una riduzione del 50% per 36 mesi, non cumulabile con l'altra. Chi apre oggi deve controllare quali agevolazioni sono in vigore nell'anno della propria iscrizione, perché sono misure che vengono rinnovate o lasciate scadere di anno in anno.

Un chiarimento utile, perché è la confusione più diffusa: la soglia dei 5.000 euro di cui si sente parlare riguarda i contributi della Gestione separata INPS per il lavoro autonomo occasionale, non i commercianti. Non è una franchigia fiscale e non si applica a chi vende con continuità: chi è iscritto alla gestione commercianti paga i contributi fissi dal primo giorno, anche se non ha ancora venduto nulla.

Quanto costa il primo anno

Le voci di costo del primo anno di un e-commerce italiano con partita IVA: i contributi INPS della gestione commercianti, 4.612 euro, superano di gran lunga tutte le altre voci messe insieme, mentre l'abbonamento alla piattaforma ne vale 228 e il dominio 20 Il primo anno con partita IVA da commerciante, senza pubblicità Contributi INPS 4.612 € Commercialista 600 € Piattaforma 228 € Camera di commercio 53 € Dominio 20 € Importi 2026 per una ditta individuale senza riduzioni contributive. Le barre sono in scala: i contributi da soli valgono l'84% del totale.
Nel primo anno di un e-commerce italiano con partita IVA i contributi INPS valgono 4.612 euro, il commercialista 600, la piattaforma 228, la camera di commercio 53 e il dominio 20 Il primo anno con partita IVA Contributi INPS 4.612 € Commercialista 600 € Piattaforma 228 € Camera di commercio 53 € Dominio 20 € Importi 2026, ditta individuale senza riduzioni. I contributi valgono l'84% del totale.

Il primo anno di un negozio aperto con partita IVA da commerciante, senza spendere un euro in pubblicità, costa intorno ai 5.500 euro. Di questi, più di quattro quinti sono contributi previdenziali che non dipendono dalle vendite: si pagano uguali con dieci ordini o con mille. Per rientrare servono circa 5.500 euro di margine, cioè un volume di vendite molto più alto, e questa è la cifra da avere in mente prima di aprire, non dopo.

Chi invece vende in modo sporadico, senza un negozio sempre attivo, resta fuori da questo schema e si ferma alle prime due sezioni: qualche centinaio di euro l'anno più le commissioni sugli incassi. La differenza tra i due casi non la fa l'importo guadagnato ma il modo in cui l'attività viene svolta, e sbagliare inquadramento costa più di qualunque abbonamento.

I corsi che promettono un e-commerce "chiavi in mano" quasi mai mettono i contributi INPS nel conto dei costi di avvio. È l'omissione che rende credibile la promessa di rientrare in poche settimane: se il conto parte da 30 euro al mese anziché da 5.500 euro l'anno, qualunque proiezione torna. Stessa cautela con i negozi già pronti venduti come attività avviate: i costi fissi si trasferiscono insieme al negozio, il traffico no. Vedi Attenzione alle truffe.

Come ridurre il costo di partenza

  • Partire da un marketplace. Su Etsy o su eBay non c'è un canone rilevante, si paga una commissione sulle vendite e il pubblico è già lì: si scopre se il prodotto interessa a qualcuno prima di mettere in piedi una struttura.
  • Vendere prodotti digitali. Niente magazzino, niente spedizioni, e piattaforme che incassano al posto tuo occupandosi anche dell'IVA estera: vedi Gumroad e le piattaforme simili.
  • Aprire la piattaforma per ultima. Il canone inizia a decorrere dal giorno dell'abbonamento, non dalla prima vendita: costruire il catalogo mesi prima di essere pronti significa pagare per un negozio chiuso.
  • Fare i conti con il commercialista prima di aprire. Mezz'ora di consulenza iniziale costa molto meno di un inquadramento sbagliato da correggere un anno dopo.

Da dove iniziare

  1. Calcola il margine unitario del prodotto, cioè quanto resta dopo costo, spedizione e commissioni di incasso.
  2. Dividi 5.500 euro per quel margine: è il numero di ordini che servono nel primo anno solo per pareggiare i costi fissi.
  3. Se quel numero è fuori portata, prova prima su un marketplace, senza partita IVA da commerciante.
  4. Quando le vendite diventano regolari, apri la posizione con un commercialista e verifica le riduzioni contributive in vigore.
  5. Solo a quel punto ha senso il negozio su dominio proprio, con il tema e le app che servono davvero.

In Italia il costo di un e-commerce non è l'abbonamento alla piattaforma ma i contributi fissi, che si pagano anche senza vendere: è la ragione per cui conviene verificare che il prodotto interessi su un marketplace prima di aprire una posizione da commerciante. La struttura si costruisce quando c'è qualcosa da sostenere, non prima.