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Criptovalute: come funzionano e i rischi specifici

una pila stretta di sassi piatti grigi impilati uno sull'altro e leggermente inclinata, su una lastra di cemento grezzo, sfondo blu notte

Questo articolo ha scopo informativo e divulgativo: non è consulenza finanziaria personalizzata né una raccomandazione su singoli prodotti. Leggi il nostro disclaimer finanziario.

Le criptovalute sono l'argomento su cui il divario tra quanto se ne parla e quanto se ne sa resta più ampio. Si trovano ovunque consigli su quale comprare, molto meno spesso una descrizione di cosa succede ai tuoi soldi quando li sposti su una piattaforma che non è una banca, o di quanto lo Stato trattiene su un guadagno dal 2026.

Questa guida spiega il meccanismo, chi può offrire servizi in criptovalute in Italia dopo l'entrata a regime del regolamento europeo, quali rischi sono specifici di questo strumento e quali regole fiscali si applicano ai residenti in Italia.

Come funziona una criptovaluta

Una criptovaluta è un'unità registrata su una blockchain, cioè un registro condiviso tenuto contemporaneamente da molti computer, in cui ogni trasferimento viene scritto in modo che non possa essere modificato dopo. Il controllo di quelle unità non passa da un intermediario: passa dal possesso di una chiave crittografica privata, una lunga sequenza che autorizza i trasferimenti.

Questa è la differenza che conta e da cui discendono quasi tutte le altre. Dietro un'azione c'è un'azienda con bilanci e utili, dietro un'obbligazione c'è un emittente che si è impegnato a restituire il capitale a una data, dietro un conto corrente c'è una banca vigilata. Dietro una criptovaluta non c'è un soggetto obbligato a nulla: il prezzo è interamente il risultato di quanto altri sono disposti a pagare in quel momento, senza cedole, dividendi o scadenze a fare da ancoraggio.

Ne deriva che qui non esiste un rendimento atteso calcolabile come su un titolo che genera flussi di cassa, mentre esiste una volatilità storicamente molto più alta di quella degli strumenti trattati nelle altre guide di questa sezione. È il motivo per cui il modo in cui una criptovaluta entra in un portafoglio non è lo stesso con cui ci entra un ETF azionario.

Chi può operare in Italia dopo il MiCA

È il cambiamento più concreto degli ultimi mesi e riguarda chiunque usi una piattaforma di scambio. Il regolamento europeo MiCA ha introdotto un'autorizzazione obbligatoria per chi offre servizi sulle cripto-attività, e il periodo transitorio che permetteva ai vecchi operatori di continuare a lavorare è terminato il 30 giugno 2026.

Nel comunicato congiunto di quel giorno, CONSOB e Banca d'Italia hanno indicato nove soggetti abilitati in Italia: otto prestatori di servizi autorizzati (CheckSig, Conio, CryptoSmart, Hercle, Hodlie, Olliv Italia, Riv Digital e Young Platform) più Banca Sella come intermediario bancario notificato. Gli operatori senza autorizzazione, si legge nel comunicato, devono cessare l'attività limitandosi a quanto serve per chiudere i rapporti in essere, e l'ESMA ha chiesto piani di dismissione ordinata che consentano ai clienti di trasferire le proprie disponibilità verso soggetti autorizzati o verso portafogli in autocustodia.

Quell'elenco è una fotografia a una data e può essersi allungato: le autorizzazioni continuano a essere rilasciate. La verifica da fare prima di aprire o mantenere un conto è sul registro pubblico dell'ESMA e sugli elenchi di Banca d'Italia e CONSOB, controllando anche quale società fornisce concretamente il servizio, perché molte piattaforme internazionali operano in Europa tramite entità legali diverse da quella con cui si registra l'utente. Il procedimento generale di verifica di un intermediario è spiegato nella guida su come riconoscere una piattaforma autorizzata CONSOB.

I rischi che non esistono sugli altri strumenti

Alla volatilità del prezzo, che è il rischio di cui si parla sempre, se ne affiancano altri che non hanno un equivalente negli strumenti tradizionali.

  • Perdita delle chiavi. Se tieni le criptovalute in autocustodia e perdi la chiave privata o la frase di recupero, non esiste un ufficio reclami, una procedura di recupero o un'assistenza che possa rimetterti in possesso di quelle unità: il controllo è andato perduto in modo definitivo.
  • Nessuna garanzia pubblica sul valore. L'autorizzazione MiCA impone requisiti organizzativi e di separazione delle disponibilità dei clienti, ma non crea un fondo che rimborsa chi perde denaro per il calo delle quotazioni, e non è il corrispettivo della garanzia sui depositi bancari.
  • Rischio della piattaforma, non solo del prezzo. Finché le tue cripto-attività sono su un conto di una piattaforma, dipendi dalla solidità e dalla correttezza di quella società oltre che dall'andamento del mercato: sono due rischi distinti che si sommano.
  • Irreversibilità dei trasferimenti. Un bonifico sbagliato si può tentare di richiamare, un trasferimento su blockchain confermato no. È la ragione per cui le truffe che inducono la vittima a trasferire in autonomia funzionano così bene su questo strumento.
Dove tieni il denaroChi vigilaChe cosa è garantito
Conto deposito in bancaBanca d'ItaliaIl capitale fino a 100.000 euro per depositante tramite il fondo di garanzia dei depositi
Titoli in un deposito titoliCONSOB e Banca d'ItaliaI titoli restano di tua proprietà e sono separati dal patrimonio dell'intermediario, ma il loro valore può scendere
Cripto-attività presso un operatore autorizzato MiCACONSOB e Banca d'ItaliaRequisiti organizzativi e separazione delle disponibilità dei clienti, nessuna garanzia sul valore
Cripto-attività in autocustodiaNessunoNulla: la responsabilità della chiave è interamente tua

La riga più fraintesa è la terza: molti leggono l'autorizzazione come una forma di protezione del capitale, mentre riguarda il modo in cui l'operatore è organizzato e vigilato, non l'esito dell'investimento. I criteri che usiamo per confrontare piattaforme e prodotti sono spiegati in come valutiamo le piattaforme.

Quante tasse si pagano dal 2026

La legge di bilancio 2025 ha cambiato due cose. Ha abolito la franchigia di 2.000 euro, quindi dal 2025 anche una plusvalenza di pochi euro è imponibile, e ha alzato l'aliquota dell'imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività dal 26% al 33% per i redditi realizzati dal 1° gennaio 2026.

Su 1.000 euro di plusvalenza realizzata nel 2025 l'imposta era del 26% e restavano 740 euro; sulla stessa plusvalenza realizzata dal 2026 l'imposta è del 33% e restano 670 euro. La franchigia di 2.000 euro non esiste più dal 2025 Cosa resta di 1.000 euro di plusvalenza realizzata su cripto-attività Realizzata nel 2025 740 € netti 260 € di imposta (26%) Realizzata dal 1° gennaio 2026 670 € netti 330 € di imposta (33%) La franchigia di 2.000 euro è stata abolita: l'imposta si applica dal primo euro di plusvalenza. A parte si aggiunge l'imposta sul valore delle cripto-attività, pari al 2 per mille del controvalore di fine anno.
Su 1.000 euro di plusvalenza realizzata nel 2025 restavano 740 euro netti con l'imposta al 26%; dal 2026 l'imposta è al 33% e restano 670 euro netti 1.000 € di plusvalenza: cosa resta Realizzata nel 2025 740 € netti imposta 26% = 260 € Realizzata dal 2026 670 € netti imposta 33% = 330 € Niente più franchigia La soglia dei 2.000 euro è stata abolita: si paga dal primo euro. A parte si aggiunge l'imposta sul valore delle cripto-attività, pari al 2 per mille di fine anno.

Conta il momento in cui la plusvalenza è realizzata, non quello dell'acquisto: una posizione aperta anni fa e chiusa oggi segue l'aliquota del 2026. La stessa legge aveva previsto una finestra per rideterminare il valore di carico assumendo quello al 1° gennaio 2025 con un'imposta sostitutiva al 18%, ma il termine per il versamento era il 30 novembre 2025 ed è ormai chiuso.

Gli obblighi di dichiarazione

Due adempimenti si applicano anche a chi non ha venduto nulla. Il primo è il monitoraggio: le cripto-attività detenute vanno indicate nel quadro RW della dichiarazione dei redditi a prescindere dall'importo e anche in assenza di operazioni nell'anno, con una riga per ogni portafoglio o conto. Il secondo è l'imposta sul valore delle cripto-attività, pari al 2 per mille del controvalore al 31 dicembre, rapportata ai giorni di possesso: su 10.000 euro sono 20 euro all'anno.

Questa parte è il motivo principale per cui conviene tenere da subito un registro ordinato delle operazioni, con date, importi in euro e controvalori. Ricostruirlo a posteriori su più piattaforme, soprattutto se una di queste nel frattempo ha chiuso l'operatività in Europa, è un lavoro sproporzionato rispetto alla somma investita. Per i casi dubbi il riferimento è un commercialista, non una guida divulgativa.

Per chi ha senso e con quale parte del capitale

La domanda utile non è se le criptovalute siano buone o cattive, ma quanta parte del proprio denaro possa restare esposta a uno strumento senza flussi di cassa, senza garanzie pubbliche sul valore e con una fiscalità più pesante di quella degli altri strumenti. La risposta ragionevole per chi parte da zero è: solo una quota che potresti vedere scendere molto senza che questo cambi i tuoi piani, e comunque dopo aver costruito il fondo per le spese impreviste di cui parliamo in investire piccole somme.

Chi decide di procedere ha tre passaggi concreti davanti: verificare l'autorizzazione dell'operatore prima di depositare, attivare l'autenticazione a due fattori e conservare offline le credenziali di recupero, tenere la contabilità delle operazioni dal primo acquisto. Nessuno dei tre riguarda la scelta della criptovaluta, e sono i tre che fanno la differenza tra una posizione gestibile e un problema.

Le truffe più diffuse su questo tema non ti chiedono di comprare: ti chiedono di trasferire. Lo schema ricorrente è un contatto su messaggistica o social, una piattaforma che mostra guadagni crescenti e la richiesta di versare ancora per "sbloccare" un prelievo che non arriverà. Da luglio 2026 un operatore che offre servizi cripto in Italia senza autorizzazione MiCA è fuori dalle regole europee: controlla il registro ESMA e gli elenchi di CONSOB e Banca d'Italia, diffida di chi promette rendimenti fissi su cripto-attività e ricorda che un trasferimento su blockchain confermato non si annulla. Altri segnali d'allarme sono raccolti nella pagina attenzione alle truffe.

Sulle criptovalute i due rischi che pesano di più non sono il prezzo, ma la custodia delle chiavi e l'autorizzazione di chi ti tiene i fondi: il primo non ha rimedi, il secondo si verifica in cinque minuti su un registro pubblico. Prima di comprare, controlla l'operatore sugli elenchi di CONSOB, Banca d'Italia ed ESMA, decidi in anticipo quale quota del tuo capitale può restare esposta e tieni il registro delle operazioni fin dalla prima, perché dal 2026 su ogni guadagno realizzato l'imposta è del 33% e la franchigia non esiste più.