Diritto d'autore online: cosa sapere prima di pubblicare
Chi apre un blog, un canale o una newsletter usa ogni giorno materiale altrui: una foto trovata su Google, un brano sotto un video, un paragrafo citato da un giornale. Quasi sempre lo fa convinto che, se una cosa è online e visibile a tutti, sia anche libera da usare. Non lo è, e su un progetto che guadagna l'errore costa di più.
Questa guida spiega le regole di base del diritto d'autore per chi pubblica contenuti online in Italia: cosa è protetto, cosa si può usare e a quali condizioni, cosa cambia con l'intelligenza artificiale e come proteggere quello che scrivi tu. È informazione generale, non consulenza legale: per un caso concreto con un valore economico rilevante serve un avvocato esperto della materia.
La regola di partenza: tutto è protetto
In Italia il diritto d'autore è regolato dalla legge 633 del 1941, aggiornata molte volte. Il principio da cui partire è semplice: un'opera creativa è protetta dal momento in cui viene creata, senza bisogno di registrarla, di depositarla o di scriverci sopra il simbolo ©. L'assenza di un avviso di copyright non significa che l'opera sia libera.
La protezione dura per tutta la vita dell'autore e per 70 anni dopo la sua morte. Riguarda testi, fotografie, illustrazioni, musica, video, software e anche la struttura originale di un sito. Non riguarda le idee in sé: puoi scrivere un articolo sullo stesso argomento di un altro, con le tue parole e la tua struttura, ma non copiarne il testo o rimontarlo cambiando qualche parola.
Immagini e fotografie
È l'area in cui chi pubblica sbaglia più spesso, e anche quella in cui le contestazioni arrivano più facilmente, perché esistono servizi che cercano in automatico le immagini usate senza licenza.
- Foto trovate su Google. Il motore di ricerca mostra immagini pubblicate da altri, non immagini libere. Il filtro sulle licenze aiuta a trovarle, ma la licenza va comunque verificata sulla pagina di origine.
- Anche la foto semplice è protetta. La legge distingue le opere fotografiche, con un valore creativo, dalle fotografie semplici, come uno scatto documentario: queste ultime hanno una protezione più breve, di 20 anni dalla realizzazione, ma ce l'hanno. Una foto recente non è libera solo perché è banale.
- Banche di immagini gratuite. Sono utilizzabili nei limiti della loro licenza, che va letta: alcune vietano usi specifici, come la rivendita dell'immagine così com'è o l'uso in un logo.
- Licenze Creative Commons. Indicano già cosa è permesso. BY chiede di citare l'autore, SA di ridistribuire con la stessa licenza, ND vieta le modifiche, NC esclude gli usi commerciali. Un blog con pubblicità o link di affiliazione è un progetto commerciale: con un'immagine NC conviene non rischiare.
- Persone ritratte. C'è un secondo diritto, separato da quello d'autore: il ritratto di una persona riconoscibile non si può pubblicare senza il suo consenso, salvo eccezioni come la notorietà pubblica o i fatti di cronaca. Vale anche per le foto scattate da te.
Lo stesso vale per gli screenshot di siti e app: riproducono interfacce, loghi e contenuti di terzi, e se ne valuta l'uso caso per caso. Chi le immagini vuole venderle, invece di usarle, trova il percorso in vendere foto stock online.
Citare testi di altri
L'articolo 70 della legge sul diritto d'autore permette il riassunto, la citazione e la riproduzione di brani di un'opera per critica o discussione, a tre condizioni: restare nei limiti giustificati dallo scopo, non fare concorrenza allo sfruttamento economico dell'opera e indicare sempre titolo, autore ed editore. È la norma che consente di citare due righe di un libro per commentarle o di riportare un passaggio di un articolo per discuterlo.
Non consente invece di copiare un articolo intero aggiungendo una frase di commento, né di ripubblicare una guida altrui "con la fonte in fondo". La citazione deve servire al tuo testo, non sostituire l'originale. Il comma 1-bis dello stesso articolo, che permette di pubblicare online immagini e musiche a bassa risoluzione, vale solo per uso didattico o scientifico e senza scopo di lucro: non copre un sito monetizzato.
Per gli articoli di giornale c'è una norma in più, l'articolo 65: gli articoli di attualità economica, politica o religiosa si possono riprodurre citando la fonte, ma solo se non è indicato che la riproduzione è riservata. Quasi tutte le testate lo indicano, quindi nella pratica la strada resta la citazione breve con commento.
Musica nei video e nei podcast
Le piattaforme video hanno accordi con le case discografiche e le società di gestione dei diritti. Per questo, dentro l'app, molti brani si possono usare, ma con conseguenze sul guadagno: su YouTube la musica in uno Short riduce la parte di ricavi che resta al creator, come spiegato in guadagnare con shorts e reel, e sui video lunghi un brano protetto può far finire le entrate del video al titolare dei diritti attraverso i sistemi di riconoscimento automatico.
Fuori da quelle librerie la regola torna quella generale. Un brano commerciale in un podcast o in un video caricato altrove richiede una licenza; la soluzione più semplice è usare le librerie audio gratuite offerte dalle piattaforme o musica con licenza acquistata per l'uso che ne fai. Sulle sigle dei podcast vale lo stesso discorso, ripreso in l'attrezzatura minima per un podcast.
Contenuti creati con l'intelligenza artificiale
Dal 10 ottobre 2025 è in vigore la legge 132 del 2025 sull'intelligenza artificiale, che ha modificato anche la legge sul diritto d'autore. L'articolo 1 ora parla di opere dell'ingegno "umano" e precisa che sono protette anche quelle create con l'aiuto di strumenti di intelligenza artificiale, purché siano il risultato del lavoro intellettuale dell'autore.
Le conseguenze pratiche per chi pubblica sono due. La prima: un testo o un'immagine generati interamente da un'AI, senza un contributo creativo umano riconoscibile, difficilmente sono protetti, quindi non puoi impedire ad altri di riusarli. La seconda: se un contenuto generato riproduce un'opera esistente, la responsabilità della pubblicazione resta di chi pubblica, non dello strumento. A queste si aggiungono le regole delle singole piattaforme, che spesso chiedono di dichiarare l'uso dell'AI o escludono i contenuti generati dai programmi di guadagno.
I materiali più comuni e le regole d'uso
| Materiale | Si può usare? | A quale condizione |
|---|---|---|
| Foto trovata su Google o sui social | No, di regola | Solo con il permesso dell'autore o una licenza verificata |
| Foto da banca di immagini gratuita | Sì | Nei limiti della licenza del sito |
| Immagine Creative Commons | Sì | Citando l'autore; con NC meglio evitare su un progetto che guadagna |
| Breve passaggio di un libro o articolo | Sì | Per commentarlo, con titolo, autore ed editore, senza sostituire l'originale |
| Articolo intero di un altro sito | No | Solo con autorizzazione |
| Brano musicale commerciale | Dipende | Dentro le librerie della piattaforma sì, con effetti sul guadagno; altrove serve una licenza |
| Foto di una persona riconoscibile | Dipende | Serve il consenso della persona, oltre ai diritti sulla foto |
Proteggere quello che pubblichi tu
I tuoi testi, le tue foto e i tuoi video sono protetti dalla creazione, senza adempimenti. Il problema, se qualcuno li copia, è dimostrare che sono tuoi e da quando. Per i contenuti online la prova più comune è la data di pubblicazione, conservata dalla piattaforma o da archivi pubblici del web; per un'opera ancora inedita, come un libro o un corso, si può creare una prova di data certa, per esempio inviando il file a se stessi via PEC.
Se trovi una copia, la strada più rapida è la segnalazione al gestore: Google, le piattaforme social e i servizi di hosting hanno moduli dedicati alle violazioni del diritto d'autore e rimuovono i contenuti segnalati con una procedura standard. Solo se la segnalazione non basta ha senso passare a una diffida scritta.
Se i tuoi contenuti generano compensi, ricorda che in Italia i redditi da sfruttamento del diritto d'autore hanno un trattamento fiscale proprio, con una deduzione forfettaria del 25% (40% sotto i 35 anni) prevista dall'articolo 54 del TUIR, finché l'attività non diventa abituale e organizzata. La differenza con gli altri casi è spiegata in quando serve la partita IVA.
Le richieste di pagamento per un'immagine usata senza licenza esistono e spesso sono legittime, ma lo stesso schema viene usato per il phishing: email che annunciano una "violazione del copyright" con un link o un allegato da aprire per vedere le prove, o che minacciano la chiusura del sito entro poche ore. Prima di cliccare o pagare, verifica il mittente, controlla se l'immagine contestata è davvero sul tuo sito e non usare i link contenuti nel messaggio. Diffida anche dei siti che vendono pacchetti di immagini o musica "libere da diritti" senza indicare chi ne è l'autore. Altri casi simili sono in attenzione alle truffe.
Cosa fare prima di pubblicare
- Per ogni immagine, annota da dove viene e con quale licenza, in un file o in un foglio di calcolo: se arriva una contestazione, la risposta è già pronta.
- Usa foto tue, banche di immagini con licenza chiara o immagini create da te; evita quelle trovate sui motori di ricerca.
- Cita i testi altrui solo per commentarli, in brani brevi e con la fonte completa.
- Nei video usa la musica delle librerie della piattaforma o brani con licenza, sapendo che cosa comporta per il guadagno.
- Se usi l'AI, rivedi e trasforma il risultato e segui le regole di dichiarazione della piattaforma dove pubblichi.
Il diritto d'autore riguarda ogni immagine, ogni brano e ogni citazione di un progetto che guadagna online, anche il più piccolo: quello che trovi in rete è protetto finché non dimostri il contrario. Partire con l'abitudine di usare solo materiale tuo o con una licenza verificabile costa poco tempo all'inizio e ne risparmia molto quando il sito cresce.