App e cashback

Cashback e dichiarazione dei redditi: va dichiarato?

una cartellina di cartone chiaro, chiusa, senza etichette o scritte, appoggiata su una scrivania in legno scuro, in primo piano a fuoco, sfondo sfocato

Una domanda che torna spesso a chi usa regolarmente il cashback è se quei rimborsi vadano dichiarati nella dichiarazione dei redditi, come un guadagno qualsiasi. La risposta dipende dal tipo di cashback, e su questo l'Agenzia delle Entrate si è già espressa in modo specifico.

Vediamo la distinzione tra cashback ordinario sugli acquisti e bonus referral, e cosa cambia se hai partita IVA.

Il cashback ordinario sugli acquisti non va dichiarato

Con l'Agenzia delle Entrate (interpello n. 338/2021), è stato chiarito che le somme ricevute da una persona fisica come cashback su un acquisto rappresentano uno sconto indiretto sul prezzo pagato, non un reddito: non rientrano in nessuna categoria di reddito prevista dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi, e quindi non vanno indicate nella dichiarazione dei redditi.

Un esempio concreto: se acquisti un elettrodomestico da 300€ e ricevi 9€ di cashback (il 3%), quei 9€ equivalgono a uno sconto: è come se avessi pagato 291€, non un guadagno da dichiarare separatamente. Vale per il cashback ottenuto tramite le app viste in questa categoria, dalle carte con rimborso automatico ai programmi come Satispay o BestShopping.

I bonus referral fanno eccezione

Il discorso cambia per i bonus guadagnati invitando altre persone a iscriversi (i cosiddetti "codice amico"): l'Agenzia delle Entrate li considera un vero compenso per un'attività, quella di procacciare un nuovo cliente alla piattaforma, e li inquadra come "redditi diversi", da dichiarare. La differenza sostanziale è che il cashback su un acquisto è legato a una spesa che fai tu, mentre il bonus referral è un pagamento per un'attività che svolgi (portare qualcun altro sulla piattaforma). Ne abbiamo parlato anche dal lato pratico in cashback e referral: come funzionano i bonus per invitare amici.

In pratica, per la maggior parte delle persone che usa il referral solo occasionalmente, con bonus di pochi euro, l'impatto pratico è minimo: ma il principio resta che si tratta di una categoria di reddito diversa dal cashback ordinario, non della stessa cosa.

Il caso diverso di chi ha partita IVA

Questo articolo riguarda il cashback ricevuto come persona fisica, su acquisti privati. Se ricevi cashback nell'ambito di un'attività con partita IVA, su acquisti riferibili all'attività, il trattamento può essere diverso e va valutato con il proprio commercialista caso per caso: non è un tema su cui dare un'indicazione generica valida per tutti. Vedi anche il nostro disclaimer sul fatto che i contenuti del sito hanno scopo informativo e non sostituiscono una consulenza fiscale personalizzata.

Domande frequenti

Devo conservare le ricevute del cashback per la dichiarazione?
Per il cashback ordinario su acquisti privati, no: non essendo reddito imponibile, non c'è un obbligo dichiarativo collegato. Resta comunque buona norma tenere traccia degli accrediti per motivi tuoi, non fiscali.

Il cashback su una carta di credito segue la stessa regola?
Sì: se il rimborso è legato a un acquisto che hai fatto tu, come nel caso delle carte viste in carte di credito con cashback, vale lo stesso principio dello sconto indiretto, non tassabile.

E se ricevo cashback in più valute o da piattaforme estere?
Il principio dell'interpello riguarda la natura della somma (sconto indiretto), non la nazionalità della piattaforma che lo eroga: la distinzione resta cashback ordinario vs bonus referral, indipendentemente da dove ha sede il servizio.

Il cashback ordinario sugli acquisti non è reddito imponibile e non va dichiarato, mentre i bonus referral per aver invitato altre persone sono considerati un compenso e vanno dichiarati come redditi diversi. Fonte: Agenzia delle Entrate.